La tutela del piano vien dal monte, giovedì 23 ottobre 2014

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Dopo le conferenze estive organizzate con successo a Gambarie riprendono gli appuntamenti in città presso la sede del CAI in via S. Francesco da Paola, 106. Il tema che la dr.ssa Maria Barillà affronterà giovedì 23 alle ore 21 è quanto mai attuale. Il titolo è già indicativo dello stretto legame che vincola la montagna, sempre meno popolata, alla pianura sempre più urbanizzata. Tali tematiche saranno affrontate dalla relatrice, laureatasi presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Ateneo di Torino, con un approccio storico rigorosamente scientifico, col supporto di fonti primarie e una prospettiva di lungo periodo volta ad argomentare i sostanziali mutamenti intervenuti in tali cruciali ambiti nel corso dei secoli. L’intento è quello di ricostruire il complesso e peculiare processo storico e culturale in forza del quale nel Meridione d’Italia in generale e nella nostra terra in particolare, si passò nel corso dei secoli da un regime fortemente vincolistico ad un approccio liberista destinato nei fatti a legittimare un intensivo e rapace sfruttamento della montagna e delle sue risorse finendo col tradursi in una autentica spoliazione. Tale sostanziale ribaltamento di fronte attuato dal legislatore finì con l’incidere profondamente nella mentalità della nostra gente tradizionalmente abituata a guardare ai monti più che al mare come primaria fonte di sussistenza: da patrimonio da proteggere e tutelare la montagna diviene terra di nessuno. La tesi forte che Maria Barillà argomenterà è che proprio tale mentalità, radicandosi e perpetuandosi, abbia continuato a produrre i propri nefasti effetti sul lungo periodo divenendo in tal modo la principale responsabile del dissesto idrogeologico che affligge il nostro territorio. Alla luce di tali argomentazioni attualmente si addita quale unica via percorribile l’attuazione di una sorta di pacifica rivoluzione culturale che, così come il CAI propone da oltre un secolo, muti in profondità le coscienze e consenta una riscoperta del rapporto simbiotico che un tempo legava i nostri avi alla montagna. Riletto e filtrato dalla moderna coscienza ecologica il riemergere di tale antico legame segnerebbe il superamento dello sfruttamento rapace del territorio per cedere il passo a una logica condivisa di illuminata valorizzazione delle risorse; logica, quest’ultima, che, inserita in un quadro di rigoroso rispetto della legalità, assumerebbe la valenza di autentico volano non solo per un rilancio economico ma anche per una elevazione spirituale ed un riscatto morale. La relatrice è vincitrice di diversi premi e pubblicazioni nel settore della ricerca storiografica. Collaboratrice volontaria presso l’Archivio di Stato di Reggio Calabria, ha partecipato alla realizzazione di diverse mostre. Attualmente sta curando il riordino del fondo “Tribunale penale di Reggio Calabria” e svolgendo ricerche sulla ‘ndrangheta in collaborazione con il professore Antonio Nicaso.

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